La Clinica del cavaliere
Clinica del Cavaliere nasce dall’incontro tra la mia esperienza clinica e la mia vita in sella. Un approccio integrato che unisce fisioterapia, osteopatia e consapevolezza corporea, pensato per cavalieri di ogni età e livello.
Il percorso inizia con una valutazione funzionale specifica per il cavaliere, per individuare asimmetrie, rigidità e compensi che influenzano il binomio.
Aiuto chi monta a ritrovare simmetria, funzionalità e ascolto, perché il corpo è parte del linguaggio con cui comunichiamo con il cavallo.
Non è solo un trattamento: è un percorso per diventare un binomio più armonico, efficace e presente.
Monta ad un livello superiore!
Vai a cavallo? Tieni le redini e ascolta!
Migliora la postura
Previeni dolori e infortuni
Ottimizza la comunicazione con il cavallo
Il nostro percorso terapeutico
VALUTAZIONE FUNZIONALE ALLA PRIMA VISITA
“Hai un dolore al piede o alla caviglia e non sai da dove cominciare? Durante la prima visita eseguo una valutazione funzionale completa, partendo dall’anamnesi per capire quando e come è nato il dolore. Poi passo a test specifici per analizzare il movimento, l’appoggio del piede, la stabilità della caviglia e l’eventuale coinvolgimento di altre zone, come ginocchio o colonna. Questo mi permette di individuare la causa reale del problema e impostare un trattamento mirato e personalizzato.”
TERAPIA MANUALE E TECAR
“Dopo la valutazione, inizio con un trattamento combinato: terapia manuale osteopatica, per migliorare la mobilità delle articolazioni e rilasciare le tensioni muscolari, abbinata alla tecar terapia, che stimola la microcircolazione e accelera i processi di guarigione dei tessuti. L’obiettivo è ridurre subito il dolore, migliorare la funzionalità e preparare il corpo al passo successivo: la riabilitazione attiva.”
ESERCIZI DI RIABILITAZIONE
“Una parte fondamentale del percorso è la riabilitazione attiva. Preparo un programma di esercizi personalizzati, mirati a migliorare la forza, l’equilibrio e il controllo del piede e della caviglia. Questo aiuta a prevenire recidive e a tornare alle attività quotidiane o sportive in piena sicurezza. Gli esercizi si adattano al tuo livello e progrediscono in base ai miglioramenti. L’obiettivo è recuperare in modo completo, duraturo ed efficace.”
Chi sono
Mi chiamo Vinicio Salerno.
Sono osteopata, massofisioterapista e dottore in Scienze Motorie.
Ma, prima ancora di ogni titolo, sento di essere un cavaliere.
Monto da amatore presso la scuderia Scerèe, in provincia di Varese.
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è il mio modo per sciogliere i nodi della giornata, per allontanare i pensieri che appesantiscono,
per ritrovare me stesso.
In quel tempo sospeso tra una curva e l’altra, tra il selciato e l’odore del fieno,
rientro nel mio respiro più profondo, nel mio io più autentico.
E lì, in quell’attimo prima di sellare, tutto si fa più chiaro, più semplice, più vero.
Ogni giorno, nel mio centro fisioterapico Physioplace, accompagno le persone nel loro percorso di recupero e guarigione.
Ma c’era qualcosa che continuava a chiedermi spazio: la mia vita da cavaliere.
Così, tra una valutazione posturale e una manovra osteopatica, è nata Clinica del Cavaliere:
il punto in cui il mio lavoro in ambulatorio e la mia esperienza in sella si sono finalmente incontrati.
È cominciato tutto da una domanda scomoda: cosa manca nel mondo dell’equitazione?
La risposta non è arrivata dai libri, né dalle gare, ma dal mio corpo in sella.
Dalla fatica di un cavallo che non risponde.
Dalla tensione di un’anca bloccata.
Dal peso asimmetrico, impercettibile, che carica una staffa più dell’altra.
E dalla consapevolezza che il cavallo sente tutto.
Clinica del Cavaliere è questo: un percorso di ascolto, consapevolezza, precisione.
Non solo per guarire, ma per prevenire, migliorare, crescere.
Un ponte tra fisioterapia/osteopatia e l’equitazione, tra anatomia e comunicazione profonda.
Perché il cavallo ci ascolta col corpo. Ma solo se il nostro è in grado di parlare.
Lavoro con cavalieri di ogni età e livello. E in ciascuno ritrovo la stessa sfida: essere presenti, simmetrici, liberi. Non perfetti, ma funzionali.
Perché una spalla rigida, una caviglia che non assorbe, un bacino bloccato… tutto arriva a lui. E lui risponde.
A volte disobbedisce. A volte si spegne. A volte rifiuta l’ostacolo.
Viviamo un tempo dove ogni professione mira all’alta specializzazione.
E allora mi chiedo: se monti a cavallo, non sarebbe meglio farti seguire da chi in sella ci va davvero?
Da qualcuno che parli la tua stessa lingua?
È come se ti si rompesse un rubinetto in casa, e tu chiamassi l’elettricista. Magari è bravissimo, ma non è la persona giusta.
Serve qualcuno che sappia distinguere un gesto atletico da uno clinicamente scorretto.
Qualcuno che capisca cosa intendi quando dici:
“Dottore, dopo il trotto seduto ho sempre mal di schiena.”
Oppure:
“Vinicio, mi ha scartato su un oxer e ora sento la cervicale rigida.”
Se il tuo terapista non sa cos’è un trotto seduto, o un oxer, come può aiutarti davvero?
Il cavallo non mente.
Ci restituisce tutto quello che gli mandiamo, anche quando noi non lo sentiamo.
E allora, forse, è tempo che la cultura equestre impari a dare voce anche al corpo del cavaliere.
Una voce che unisca ascolto e tecnica, empatia e scienza.
Una voce che dica chiaramente che il corpo non è solo un mezzo.
È parte del linguaggio. E va accordato.
Nel mio lavoro metto insieme dati e intuizione, esperienza clinica e ore in sella.
So com’è sentirsi “fuori asse”. So cosa vuol dire impegnarsi, allenarsi, e non capire perché il proprio cavallo non risponde più.
E so quanto possa essere potente ritrovare, con piccoli gesti, quella leggerezza che sembrava perduta.
Quando il corpo torna allineato, il cavallo torna a fidarsi. A farsi leggero. Presente.
È una magia fatta di muscoli, respiro, attenzione.
Ed è lì che nasce il vero binomio.
Questa non è solo una clinica.
È un punto di vista.
Quello del cavaliere che ha imparato a leggere nei corpi le parole non dette.
Che sa quando un dolore è solo un sintomo.
Che può dire: “Ti capisco. Ci sono passato anch’io.”
Questa è la storia che voglio raccontare.
Una storia vissuta, che parla a tutti i cavalieri che hanno sentito, almeno una volta,
che il loro corpo stava parlando in maniera inefficace:
a volte troppo debole, a volte aggressiva.
Una storia da ascoltare in viaggio verso il maneggio, o a fine giornata, con la sella ancora sporca e il cuore pieno.
Perché prendersi cura di un cavaliere non è solo un atto medico.
È un atto d’amore verso il cavallo.
E i cavalli, in fondo, lo sanno.
P.S. In questo viaggio, accanto a me, c’è il mio Peperoni.
Non solo un cavallo, ma uno specchio.
Ogni sua reazione è una risposta al mio corpo, al mio stato d’animo, alla mia coerenza.
Grazie a lui ho potuto mettere alla prova tutto ciò che propongo nella mia clinica.
E grazie a lui, ogni giorno, imparo di nuovo a meritare il privilegio di formare un binomio.